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5 consigli per rendere più efficace la didattica mista

In questi giorni moltissimi insegnanti sono alle prese con la didattica mista, cioè quella strana forma di insegnamento in cui un docente, fisicamente presente in aula, si trova a relazionarsi contemporaneamente con alcuni studenti presenti insieme a lui, e con altri collegati a distanza da casa. Sebbene, infatti, questa pratica sia sconsigliata da molta parte degli studi (oltre che dall’esperienza quotidiana di docenti, studenti e famiglie), la difficile situazione che stiamo vivendo, con l’aumento costante dei contagi e le classi decimate tra alunni “positivi” o in isolamento, ha fatto sì che sempre più spesso ci si trovi in questa difficile situazione.

Le difficoltà della scuola a gestire la classe ibrida è evidente. Si tratta, a ben vedere, di un problema innanzi tutto di dotazioni tecnologiche. La didattica mista, richiederebbe (quanto meno) la disponibilità di una serie di attrezzature all’interno delle nostre classi che davvero non possiamo permetterci: un microfono portatile per il docente e la possibilità di amplificare le voci degli studenti in aula (così da permettere che eventuali domande o interventi si sentano anche a casa); almeno un paio di webcam per inquadrare sia il docente che gli studenti; un impianto audio in classe per far sentire a tutti la voce di chi si trova a casa. Insomma, in questo momento non credo sia pensabile avere a disposizione così tante aule multimediali attrezzate da garantire a tutti l’accesso adeguato alla lezione.

Allo stesso tempo anche noi insegnanti probabilmente non siamo del tutto preparati a gestire questi contesti ibridi. Se, infatti, negli ultimi due anni abbiamo fatto molti passi avanti rispetto alla didattica a distanza, questa modalità ci ricorda una volta di più che la scelta di un approccio tradizionale alla didattica, tra lezioni frontali e compiti mnemonici, è del tutto inefficace per gestire il tempo presente. Chi pensava, allora, col rientro in presenza, di poter fare qualche passo indietro rispetto al ricorso alla tecnologia, riapplicando vecchi schemi a classi nuove, è rimasto deluso. E meno male.

Alla luce di ciò, quindi, sebbene io continui a pensare che questa non sia la modalità più adatta per fare lezione e garantire a tutti il diritto allo studio (ben più utili, ad esempio potrebbero essere le lezioni digitali assegnate in modalità asincrona…), vorrei provare a condividere 5 consigli per rendere più efficaci le ore di lezione in contesti ibridi e permettere, anche a chi si trova temporaneamente a casa, un accesso adeguato ai contenuti, ai materiali e alle altre risorse didattiche e il relativo supporto da parte dell’insegnante.

Ancora solo una premessa: posto che non abbiamo le aule correttamente attrezzate, come detto poco fa, per una “buona” lezione ibrida sarebbe utile che tutti i ragazzi avessero un dispositivo connesso a Internet: questo è certamente più semplice alla scuola secondaria, dove possiamo sfruttare i dispositivi personali degli alunni, mentre risulta complesso alla scuola primaria. In quest’ultimo caso, allora, dovremo provare a riadattare i consigli che seguono, sfruttando al massimo le potenzialità della LIM.

1. Usa solo lavagne digitali condivise

La lavagna, si sa, è lo strumento più amato dai docenti… Nella didattica mista, però, la lavagna tradizionale può diventare un problema, soprattutto per quella parte di studenti costretti a casa. Per spiegare quello che voglio dirvi, prendo in prestito un recente post dal profilo Instagram di ScuolaZoo, che mi sembra particolarmente azzeccatto:

Tentare di inquadrare la lavagna tradizionale con la webcam integrata di uno dei nostri pc, come si “vede”, non è la scelta migliore e di certo non rende la lezione accessibile a chi è a casa. In questo senso, allora, sarebbe meglio interagire su lavagne digitali, che ben si adattano sia per gli studenti in presenza che per quelli a distanza. Jamboard, innanzitutto, o le atre proposte di questo genere sono gli strumenti migliori che abbiamo a disposizione. Anzi, grazie al fatto che possiamo inserire anche contenuti multimediali (immagini, ecc…) o modificare gli sfondi, a ben vedere possono essere anche più efficaci della lavagna di una volta.

Ma c’è di più. La lavagna digitale permette di essere condivisa con i dispositivi degli studenti e, di conseguenza, permette anche a chi non è presente in classe di intervenire o modificare il contenuto. Ovunque si trovino, semplicemente con i propri dispositivi personali, gli studenti possono scrivere, e interagire con la lavagna condivisa, proprio come se fossero presenti in classe. Ecco perché dovremmo senza dubbio prediligere questo tipo di strumenti: riducono notevolmente le distanze e rendono accessibili in modo naturale i contenuti, sia a chi può essere fisicamente presente in aula con l’insegnante, sia a chi si trova temporaneamente a casa.

2. Consegna solo materiali online

Così come per la lavagna, anche i materiali didattici che utilizzi per la tua lezione devono essere consegnati con la stessa modalità sia a chi è in classe che a chi si trova a casa. Per questo ti consiglio di utilizzare innanzi tutto Google Classroom, per assegnare dispense, compiti e altre risorse lasciando da parte fotocopie o risorse fisiche che non possono essere riprodotte nella stessa modalità da chi non è presente.

Personalmente ti consiglio anche di evitare di dare materiali cartacei a chi è in classe e digitali a chi è a casa (tenendo conto che non necessariamente tutti hanno la possibilità di stampare): non faresti altro che accentuare un divario di possibilità assolutamente non necessario. Meglio che la consegna avvenga in digitale per tutti, cercando ovviamente di sfruttare quelle risorse che meglio di prestano alla fruizione online. Video, presentazioni online, materiali e giochi interattivi sono l’ideale in queste situazioni; da evitare, invece, file PDF (magari scritti fitti fitti e con font poco leggibili…) perchè richiederebbero uno sforzo enorme che pregiudicherebbe il risultato finale.

Puoi anche utilizzare strumenti come Wakelet, che permettono di creare raccolte condivise di materiali online, che possono essere arricchite di contenuti multimediali in forme differenti. Si tratta di risorse estremamente accessibili che permettono di estendere moltissimo le possibilità di approfondimento da parte degli studenti e, grazie alla condivisione, possono essere arricchite anche direttamente dai ragazzi, mediante contenuti ricercati o prodotti da loro.

3. Crea e proponi lezioni interattive

Mantenere alta la soglia dell’attenzione dei nostri studenti è una delle sfide più complesse del nostro lavoro. Quando, poi, ci troviamo in situazioni miste il problema non può che diventare ancora più grave. Se, infatti, in classe possiamo mantenere un certo livello di controllo sull’attenzione dei ragazzi, anche prendendo spunto dagli sguardi che riceviamo, quando la situazione è ibrida ci sembra di non riuscire a trovare la misura corretta per coinvolgere tutti allo stesso modo.

In questo caso, allora, viene in nostro aiuto l’idea di segmentare la lezione in parti successive in cui si alternano momenti di spiegazioni ad attività interattive o collaborative. Se progettata bene, ormai lo sappiamo, questo genere di esperienza (anche detta lezione segmentata o chunked lesson) rappresenta un modello efficace per tenere desta l’attenzione dei nostri interlocutori: quando, infatti, gli studenti cominciano ad avvertire fisiologici cali di concentrazione, ecco che l’insegnante è pronto a proporre un cambio di attività, in grado di ristabilire un certo livello di azione.

Esperienze di questo genere sono senza dubbio possibili anche in didattica mista (oltre che in DaD), grazie al supporto di alcune piattaforme che permettono di creare lezioni interattive in grado di stimolare continuamente l’attenzione degli studenti. Tra queste, la mia preferita è senza dubbio Quizziz, che, già conosciuta come alternativa più che valida a Kahoot, permette da tempo di arricchire le nostre presentazioni, realizzate con Google Slides o PowerPoint, con quiz, domande e altre attività interattive, che permettono la partecipazione attiva degli studenti sui contenuti della lezione. In alternativa, risultati simili si possono raggiungere con Nearpod.

4. Utilizza bacheche condivise per raccogliere feedback

Tutti sappiamo quanto sia importante dare voce agli studenti durante una lezione e prendere spunto dalle domande e dai commenti che riceviamo per progettare i nostri interventi didattici. Certo, quando siamo tutti in classe questo è piuttosto facile: c’è chi alza la mano e chi mostra dubbi anche solo con lo sguardo e tutti questi feedback permettono al docente di mettersi nei panni dei suoi studenti e provare a guardare alla lezione con i loro occhi.

A distanza, invece, tutto è più complesso. La mediazione degli schermi e delle webcam certo non facilita il meccanismo dei feedback e, nascosti dietro ai dispositivi, gli studenti a volte perdono il desiderio di interagire con la classe. Ecco perché il mio consiglio, in questo caso, è di usare il più possibile bacheche digitali e altri strumenti online attraverso cui i ragazzi possano costantemente esprimere dubbi e domande da condividere con gli insegnanti e con la classe. Padlet, o gli altri applicativi simili, sono davvero ottimi in questo senso: semplici da usare ma estremamente efficaci, rispondono bene alle esigenze sia di chi è in classe, sia di chi si trova a casa. All’inizio della lezione, ad esempio, si potrebbe aprire un nuovo Padlet, nel quale raccogliere tutte le domande che emergeranno nel corso dell’ora, sia da parte degli studenti in presenza, che di quelli a distanza. Se tutti si esprimeranno con questa modalità, non ci saranno problemi di audio e di video che renderanno faticosa la comprensione reciproca tra i due gruppi di studenti. E non solo: l’insegnante, al termine della lezione, avrà anche uno scritto dei vari commenti ricevuti, su cui magari progettare l’incontro successivo.

Piccola nota: in linea generale, l’uso delle bacheche digitali è spesso preferibile ad altre modalità anche nel caso di studenti completamente in presenza. Questo, innanzi tutto, perché permette anche ai ragazzi più timidi, che faticano magari a intervenire in classe, di esprimere idee e perplessità, attraverso un linguaggio – quello del messaggio scritto – generalmente più familiare.

5. Assegna i compiti con Google Classroom

Ultimo prezioso consiglio: durante la didattica mista, quando assegni compiti da svolgere o attività pratiche e laboratoriali, ricordati di utilizzare la funzione Crea → Compito di Google Classroom e di caricare risorse sempre attraverso gli strumenti di Google Workspace (in questo caso, file realizzati con Google Docs, Slides, Sheets, ecc. sono da preferire rispetto ai prodotti di Office o ai PDF). Questo ti permetterà di seguire passo-passo i lavori degli studenti e di intervenire, attivando un significativo sistema di feedback, man mano che lo svolgimento viene portato avanti.

Il compito assegnato con Google Classroom, infatti, da la possibilità al docente di “entrare” nell’elaborato dello studente non solo dopo la consegna finale, ma proprio durante il suo svolgimento. In questo modo l’insegnante, quasi come se girasse dal vivo tra i banchi, potrà seguire i progressi degli alunni e intervenire, sia direttamente sul documento per segnalare o correggere errori o imprecisioni, sia attraverso il sistema dei commenti privati, per sostenere e motivare il singolo nell’esecuzione del compito. Credetemi: lavorando in questo modo non ci sarà davvero differenza tra chi è in classe e chi è a casa. Ciascuno riceverà un feedback personalizzato e differenziato, grazie al meccanismo di condivisione offerto da Google Classroom.

A pensarci bene, poi, anche la correzione e la valutazione, se il compito è assegnato in questo modo, sarà davvero uguale per tutti. Google Classroom, infatti, permette la creazione estremamente efficace di potenti griglie di valutazione che vengono condivise in automatico con gli studenti e che diventano la base per l’attività di correzione degli elaborati.

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