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Progettare una lezione asincrona con Google Documenti

La didattica digitale integrata ci sta mettendo di fronte alla necessità di alternare lezioni sincrone e asincrone, e non sempre è facile trovare il modo di sfruttare correttamente i singoli vantaggi offerti da ciascuna delle due diverse modalità di intervento. Se, infatti, vogliamo ottenere risultati significativi dalle nostre lezioni, e favorire il regolare processo di insegnamento e apprendimento, dobbiamo innanzitutto cogliere quali attività debbano necessariamente essere proposte in sincrono (sia in presenza, che a distanza attraverso la videolezione) e quali, invece, permettano di ottenere buoni risultati sfruttando i vantaggi di una lezione asincrona. Per fare questo però è certamente necessario partire da due presupposti che servono a favorire la riflessione e l’applicazione pratica.

Per prima cosa vale la pena ricordare che la lezione asincrona non va interpretata secondo la tradizionale logica dei “compiti a casa”. Se in passato, infatti, in classe si svolgeva la lezione frontale e a casa veniva relegata l’applicazione di quanto appreso a scuola attraverso esercizi mirati, la lezione asincrona che siamo chiamati a svolgere oggi si fonda su un presupposto completamente diverso. Si tratta di una lezione vera e propria, completa, in cui devono susseguirsi una fase di esplorazione, una di applicazione pratica, una di riflessione e condivisione di approfondimento, nonché una verifica finale degli apprendimenti. L’unica differenza, rispetto a quanto accadeva prima, è soprattutto legata al fatto che l’attività, sempre guidata dal docente, si svolge secondo ritmi e tempi decisi in autonomia dagli studenti entro una scadenza fissata. Questo significa, quindi, che non necessariamente la lezione asincrona deve seguire una sincrona sullo stesso argomento, come i compiti a casa seguivano la spiegazione in classe. Talvolta potrà accadere così, altre volte invece la lezione asincrona potrà anticipare quella sincrona (secondo una logica vicina al modello della flipped classroom), altre volte ancora servirà ad approfondire determinati contenuti particolari non necessariamente affrontati anche in modalità sincrona.

Ugualmente, il secondo pensiero che dobbiamo mettere da parte è l’idea che la lezione asincrona sia, di fatto, un’attività di serie B rispetto a quanto può avvenire durante una lezione frontale, in classe, o una videolezione (delle difficoltà di fare lezione online, ne ho parlato qui). Chiariamoci subito: il fatto che un determinato contenuto non sia veicolato dalla nostra voce in diretta non vuol dire che questo contenuto non si possa imparare! Se saremo bravi a progettare una lezione asincrona pensando alle competenze e alle abilità dei nostri studenti, selezionando correttamente le fonti e strutturando un percorso strutturato e completo, potremo raggiungere risultati che davvero non ci aspettiamo (sì, lo ammetto: io ho un debole per la lezione asincrona…).

Prima di progettare concretamente la lezione, proviamo allora a darci alcune ulteriore indicazione di base.

Progettare una lezione asincrona comporta sempre un prima e un dopo. Prima dell’attività, una volta fissato il risultato di apprendimento atteso, il docente dovrà prestare attenzione a selezionare accuratamente le fonti da condividere con gli studenti e, tutte le volte che è possibile, predisporre lui stesso i materiali didattici multimediali. Ciò significa mettersi all’opera per creare video, podcast, schede operative, slide, e tutto ciò che può essere utile all’attività che verrà assegnata. Inoltre, sarà importante valutare le modalità in cui l’attività dovrà essere condivisa, le applicazioni da usare, le indicazioni e i tempi per la restituzione, ecc. (se vuoi consigli per assegnare un’attività online puoi leggere qui).

Durante l’attività il docente non è libero dagli impegni (come si potrebbe superficialmente credere). Perchè, se è vero che gli studenti svolgeranno la lezione asincrona secondo i propri tempi, l’insegnante deve comunque attivare modalità di supporto online. Attraverso i commenti privati su Classroom, Google Chat o altri sistemi di messaggistica presenti sulle piattaforme (eviterei messaggi privati su WhatsApp per la verità…), orari di disponibilità in video, o strumenti simili sarà opportuno dare la possibilità a tutti di condividere dubbi e difficoltà rispetto al compito.

Ma anche una volta giunti alla scadenza e consegnato il compito il ruolo del docente non è terminato. Perchè, se da un lato è necessario valutare i lavori svolti e condividere feedback collettivi con la classe e individuali con i singoli studenti, è altrettanto importante archiviare correttamente i lavori svolti a beneficio degli alunni, in modo che possano ritrovare quel determinato lavoro ogni qual volta ne abbiano necessità, anche in futuro.

In tutto questo, gli strumenti di Google risultano essere particolarmente efficaci per assegnare un’attività asincrona. Realizzare un foglio di lavoro con Google Documenti, ad esempio, è un’operazione decisamente semplice che tuttavia permette di sfruttare al massimo la multimedialità e le possibilità di condivisione di cui abbiamo bisogno.

Veniamo dunque ai passaggi da seguire. Di seguito vi propongo un modello a sei step successivi e, più sotto, vi fornirò un documento di Google da cui partire (vi basterà cliccare sul link, e crearne una copia da modificare a vostro piacimento). Ecco uno schema riassuntivo del progetto che seguiremo:

#1 Coinvolgimento

Per cominciare bene una lezione asincrona è fondamentale stimolare la curiosità degli studenti. La curiosità, infatti, favorisce la motivazione , che è essenziale per lavorare senza la presenza costante del docente. Proponiamo allora un video, magari divertente, un’immagine accattivante (o una galleria di immagini), una canzone o un file audio, uno spezzone di un film, un quiz (magari realizzato con uno di questi strumenti) o un altro gioco online. Ricorda: l’obiettivo di questa prima fase non è trasmettere un contenuto. Qui è necessario coinvolgere, lanciare il tema, incuriosire i ragazzi, facendo magari capire in modo indiretto cosa stiamo per trattare.

#2 Esplorazione

Al coinvolgimento deve necessariamente seguire una fase di esplorazione. Questo è il momento in cui il docente spiega, sebbene a distanza, il contenuto della lezione che si sta svolgendo. Che si tratti della vita di Alessandro Manzoni, della riproduzione delle piante, o dei principi fondamentali della Costituzione italiana, in questa fase dovremo trovare la modalità più efficace di trasmettere il contenuto attraverso l’attività asincrona. Il mio consiglio, in questo caso è quello di adottare un mix di modalità: possiamo produrre una videolezione registrata (breve, mi raccomando…), a cui associare link ad articoli di giornale o a siti web, video didattici, rimandi specifici a pagine del libro di testo o di altri libri a disposizione dei ragazzi, la visione di un determinato documentario, o cose simili. L’importante è sfruttare al massimo la multimedialità, in modo da stimolare l’apprendimento attraverso le dieverse aree del cervello. Meglio due o tre risorse brevi ma con modalità diverse (testo, video, audio…) che una sola risorsa più lunga nella stessa modalità (un lungo testo scritto o un video di 50 minuti…).

#3 Applicazione

Una volta condivisi i contenuti della lezione è necessario proporre subito un’attività pratica in cui i ragazzi possano mettersi alla prova per applicare nel concreto quanto appreso in teoria. Quando è possibile, in questo caso, è sempre opportuno proporre un compito di realtà (che non necessariamente va relegato agli indirizzi tecnico-professionali); quando l’argomento, invece, non si presta al compito di realtà vero e proprio allora nel progettare l’attività vi consiglio di tenere sempre a mente la piramide dell’apprendimento (vedi figura). Sapevate che gli studenti ricordano solo il 5 per cento di quello che ascoltano e il 10 per cento di quello che leggono, mentre riescono a conservare nella mente il 75 per cento di quello che applicano in contesti pratici e oltre il 90 per cento di quello che insegnano agli altri? Favoriamo quindi compiti che permettano di discutere un determinato tema, di produrre contenuti audio o video originali, di rielaborare la spiegazione attraverso modalità innovative, ecc.

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#4 Riflessione

Terminata l’attività pratica è bene che l’insegnante riepiloghi i punti chiave dell’argomento trattato in una riflessione finale. Possiamo dire che questa è un po’ “l’ultima parola” del docente rispetto a un certo argomento, non certo per chiudere l’eventuale discussione o non lasciare spazio ad altre riflessioni, quanto piuttosto per fissare alcuni aspetti che riteniamo imprescindibili nel percorso didattico che stiamo seguendo. Valorizzare questa fase permetterà agli studenti di aver chiaro quale obiettivo hanno raggiunto (o stanno cercando di raggiungere) con l’attività proposta e come essa si inserisca nel percorso di apprendimento relativo a quella specifica disciplina.

Per facilitare questo lavoro di definizione dei punti chiave del discorso possiamo facilmente ricorrere a elementi visivi come schemi, grafici, diagrammi di flusso, mappe concettuali. Oppure, i docenti più smart potrebbero pensare a riepiloghi vocali, in forma di podcast o a utilizzare un sistema di #hashtag per classificare i diversi argomenti. L’importante, in ogni caso, è chiarire cosa è stato fatto e per quale ragione.

#5 Verifica

Al termine del percorso didattico che abbiamo seguito in modalità asincrona è sempre opportuno proporre una verifica degli apprendimenti, per testare le conoscenze acquisite e le competenze maturate attraverso questa modalità di lavoro. Il momento della verifica a dire il vero, potrebbe essere costruito in due fasi. Una primo step dovrebbe essere dedicato a un’autovalutazione dello studente, in cui ciascuno possa misurare ciò che ha imparato e come ha svolto il lavoro. In secondo luogo possiamo agevolmente collegare il documento multimediale in cui abbiamo inserito la lezione asincrona con un Modulo di Google, o un altro strumento simile, per valutare la comprensione dei contenuti proposti e il conseguimento delle competenze previste. Questo strumento di verifica, qualunque esso sia, avrà un valore soprattutto di tipo formativo: esso, infatti, non servirà come metro di giudizio finale del percorso, quanto piuttosto a migliorare ancora l’apprendimento dello studente e a dare un feedback all’insegnante rispetto ai contenuti acquisiti (o a quelli che necessitano un’ulteriore spiegazione).

#6 Approfondimento

Infine, un ultimo passaggio è quello relativo all’approfondimento, da consigliare agli studenti per proseguire il lavoro svolto in modalità asincrona. Potrebbe trattarsi di una proposta anche facoltativa, in cui si forniscono ai ragazzi alcuni materiali aggiuntivi per approfondire quanto appreso durante la lezione. Letture, documentari, video, e tutto quello che può servire mantenere vivo l’interesse sui contenuti proposti. Talvolta, magari, gli studenti non li utilizzeranno (o non li utilizzeranno subito…): ma potrebbero sempre tornare utili in un altro momento.

Prima di concludere, è bene fare ancora una precisazione: non sempre le nostre lezioni asincrone dovranno contenere tutti i passaggi illustrati qui sopra. Talvolta ne basteranno solo alcuni, altre volte invece sarà importante seguire il percorso completo. L’importante, però, è che si provi sempre a progettare un percorso articolato che consideri, almeno, una fase iniziale di esplorazione dei contenuti, un momento centrale di applicazione pratica, e una conclusione per fissare i punti chiave della lezione.

Se volete realizzare una lezione asincrona seguendo il modello che vi ho presentato, vi offro un documento di Google da cui partire. Cliccate sul link e createne una copia con il vostro account Google. Poi, con il sistema dei link da inserire nel testo, potrete personalizzarlo per tutte le vostre lezioni. E, mi raccomando, quando lo condividete su Google Classroom con gli allievi, ricordate di selezionare l’opzione “Crea una copia per ogni studente”.

2 risposte su “Progettare una lezione asincrona con Google Documenti”

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