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5 cose da non fare durante una videolezione

Se con l’arrivo dell’estate pensavamo di esserci lasciati alle spalle l’esperienza della videolezione nella didattica a distanza, le attuali condizioni sanitarie, in Italia come nel resto d’Europa, ci costringono nuovamente a fare i conti con questa modalità che abbiamo imparato a conoscere durante il primo lockdown. Un’esperienza, quella della videolezione, che certamente ci ha trovato impreparati e che ha messo alla prova contemporaneamente insegnanti, studenti e famiglie (sopratutto quelle dei più piccoli). Non certo perchè questa modalità sia inefficace in assoluto – basti pensare al grande successo che negli anni hanno avuto strumenti come i MOOC o i corsi universitari seguiti online – quanto piuttosto perchè insegnare attraverso la videolezione ha bisogno, contemporaneamente, di una trasformazione del nostro modo di lavorare, al quale probabilmente una buona parte di noi non era pronta, e di un atto di responsabilità da parte degli studenti che non sempre c’è stato.

Che usiamo Google Meet, Zoom, Teams o altre piattaforme, poco cambia. La buona riuscita di una videolezione, infatti, passa sopratutto dal nostro modo di dialogare a distanza con gli studenti, dalla nostra capacità di mantenere desta l’attenzione quando il tempo si prolunga, dalla possibilità di sfruttare il buono della tecnologia, soprattutto in termini di multimedialità della proposta. Ecco, allora, che ho deciso di proporvi qualche piccolo consiglio, frutto innanzitutto della mia esperienza personale e di errori comuni che io per primo ho commesso. Posto, certo, che non esiste un’unica ricetta per fare bene e che, soprattutto, tanti e tali sono le variabili che entrano in gioco per la buona riuscita di una videolezione, possiamo comunque provare a condividere insieme qualche idea per migliorare ciò che già da ora è migliorabile.

Diciamolo subito (anche se in questo post lo ripeterò spesso). Mantenere l’attenzione durante una lezione (o una riunione…) online non è facile. Lo abbiamo probabilmente sperimentano tutti, ogni volta che in questi mesi abbiamo dovuto lavorare o studiare online: tra le notifiche dello smartphone, la presenza di altre persone in casa con noi, o le molteplici attività che avremmo voluto svolgere contemporaneamente, pensando di essere sempre multitasking, spesso non siamo riusciti noi per primi a mantenere la concentrazione rispetto a chi stava parlando o a cogliere del tutto i contenuti che venivano trasmessi. Se poi ci mettiamo il fatto che non sempre noi (così come i nostri studenti) avevamo voglia di essere lì…

Il punto è allora: come possiamo provare a mantenere alta la soglia dell’attenzione e a fare in modo che ciò che proponiamo arrivi al numero maggiore di studenti possibile? Se rispondere in modo univoco a questa domanda non è facile, proviamo almeno a dirci che cinque cose che sarebbe meglio non fare.

#1 Parlare senza materiali

Un buon consiglio, tanto per cominciare, è quello di accompagnare sempre ciò che diciamo con materiali scritti da rendere fruibili attraverso la condivisione dello schermo. Slides, fogli di testo, immagini, mappe concettuali, lavagne virtuali, grafici, va bene tutto. L’importante è stimolare l’attenzione degli studenti non solo attraverso l’udito ma anche con la vista. Potrà infatti capitare, per tante ragioni, ad alcune delle persone che ci ascoltano di perdere qualche parola o alcuni concetto tra quelli che stiamo dicendo. Ecco allora che i supporti scritto o schematizzati aiuteranno comunque ciascuno a non perdere del tutto il filo del discorso.

Col tempo, certo, potremo affinare la tecnica. Per ora cominciamo a dirci che questi materiali devono essere chiari, leggibili anche da piccoli schermi, (quindi attenzione alle dimensioni dei font…), corredati quando possibile da immagini e, come si dirà in seguito, in grado di generare interazione con gli studenti. Google Slides, da questo punto di vista è uno strumento formidabile che, per chi usa G-Suite, sono sicuro che col tempo diventerà indispensabile per la didattica.

#2 Leggere

Se è difficile mantenere viva la lezione mentre qualcuno ci parla a distanza tramite uno schermo, anche quando sono presenti materiali visivi di qualità, ancora più complessa è la concentrazione durante la lettura di un testo scritto. Sia che si tratti di una lettura di carattere informativo o tecnico, sia che si tratti di un testo narrativo, è molto difficile che un ascoltatore online riesca a concentrarsi sul contenuto di quanto viene letto senza cedere alle distrazioni che sono intorno. Le ragioni sono numerose: se da un lato ci sono problemi di natura tecnica – a volte si perde l’audio, il suono è distorto e appiattito, il video spesso non è sincrono rispetto all’audio, le sfumature della voce non sono dettagliate, ecc. – dall’altro i problemi sono legati all’ulteriore riduzione dell’interazione tra docente e studente (si perdono gli sguardi, i feedback non verbali, la capacità di coinvolgimento generata dall’ascolto in presenza).

Learning concept illustration Free Vector

Come fare, allora, quando è necessario proporre agli studenti una lettura a voce alta da parte dell’insegnante? Se penso in particolar modo alla scuola dell’infanzia o alla scuola primaria – ma anche alle scuole secondarie, certamente – dove la figura dell’insegnante che legge è fondamentale per stimolare l’apprendimento, la soluzione che mi sento di consigliare è quella di registrare la lettura attraverso video o audio, da condividere con gli studenti in modalità asincrona. Questo perché un video o un audio ben fatti, risolvono quanto meno i problemi tecnici di cui si è parlato e permettono – magari con un po’ di esperienza, di aggiungere un tocco di coinvolgimento emotivo attraverso, ad esempio, lo sguardo del lettore che cerca l’obiettivo della videocamera, un sottofondo musicale che si può aggiungere alla voce o altri trucchetti simili.

#3 Non generare interazione

Come avrete senz’altro capito, il punto centrale per una videolezione di successo è la possibilità di favorire la partecipazione degli studenti che, a distanza, faticano molto più che in presenza a concentrarsi sulla lezione che stanno seguendo. E se, da un lato, certamente dobbiamo lavorare sul loro senso di responsabilità, in modo che comprendano la necessità di uno sforzo in più rispetto alla scuola, certamente noi insegnanti possiamo ricorrere ad alcuni strumenti che facilitino l’interazione e il coinvolgimento.

A questo punto la questione è: come fare? Perchè è chiaro che non basta la classica domanda “avete capito?” per stimolare l’interazione. Partendo dal presupposto che gli studenti spesso non amano intervenire a voce attivando i microfoni, un buon punto di partenza è allora l’utilizzo della chat, attraverso cui possiamo proporre domande, brainstorming, interventi, ecc. Certo, anche la chat ha i suoi limiti e non sempre permette di raggiungere i risultati sperati. Ecco allora che possiamo sfruttare alcune risorse gratis sul web per creare tag cloud (prova ad esempio answergarden.ch) oppure sondaggi e questionari (ad esempio con Mentimeter o Zeetings). Basterà inserire nella nostra presentazione il link allo strumento web che vogliamo utilizzare, oppure il QR-Code che i ragazzi possono scannerizzare coi loro smartphone, e il gioco è fatto (per creare QR-Code ti consiglio questa app).

#4 Non sfruttare la multimedialità

Lo abbiamo già detto. La videolezione non funziona quando riproduciamo sulla piattaforma una lezione frontale troppo tradizionale, in cui a parlare è solo l’insegnante e l’unica fonte da seguire è il libro di testo. Tutto il nostro lavoro sta, allora, nel cercare di alternare all’interno della videolezione momenti dedicati all’ascolto del docente con altri in cui si possono sfruttare risorse multimediali con cui stimolare continuamente i nostri interlocutori. Da questo punto di vista la tecnologia ci offre un bagaglio estremamente ricco di risorse – spesso libere e gratuite – da utilizzare (io ne avevo anche parlato qui).

A man sitting on a big laptop with play button illustration Free Vector

Tra le varie forme possibili, certamente quello video è il formato più utile per favorire l’attenzione. Per questo, allora, ti consiglio di inserire almeno un video (breve, mi raccomando…) in ogni videolezione: a volte ti servirà per lanciare lanciare l’argomento, altre volte per approfondire un determinato concetto, altre volte ancora per lasciare un messaggio finale prima della chiusura. Una volta condiviso e riprodotto potremo sottoporre ai ragazzi riflessioni o domande, magari utilizzando gli strumenti che abbiamo visto al punto precedente. In ogni caso, anche in questo modo avremo stimolato l’attenzione dei partecipanti attraverso forme mediali diverse, capaci ciascuna di attivare parti differenti del cervello dei ragazzi.

#5 Non preoccuparsi del contesto

Ultimo, ma non meno importante, consiglio è quello di fare attenzione al contesto nel quale ti trovi nel momento in cui inizi la videolezione. Così come siamo abituati a presentarci ordinati in classe, nel rispetto della nostra professione e dei ragazzi ci sono affidati, in questa fase dobbiamo cercare di curare gli spazi e le modalità che usiamo per le nostre lezioni online, in particolar modo se siamo connessi da casa. Ecco allora alcuni consigli pratici:

  1. tieni in ordine lo sfondo e se riesci fai in modo che sia il più semplice possibile (servirà a mantenere l’attenzione su di te…);
  2. verifica di avere il volto illuminato, o altrimenti procurati una lampada che ti metta in risalto;
  3. cura la tua inquadratura (sai che a volte i ragazzi vedono solo la tua fronte…?);
  4. se il tuo pc ha una webcam di bassa qualità, comprane una nuova (andresti a scuola con una maglia sporca?);
  5. vestiti in modo professionale, lo stesso che useresti per entrare in classe.

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