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Se a Sanremo si parla di scuola

Al primo ascolto, lo ammetto, non mi era piaciuta. Vuoi perché non avevo capito del tutto di cosa parlasse, vuoi perché mi ha lasciato perplesso la performance sul palco (anche su questa, col passare dei giorni ho cambiato idea), Argentovivo di Daniele Silvestri pensavo fosse una canzone che non avrei ascoltato e di cui Sanremo poteva anche fare a meno.

Ci ho messo un po’, poi ho capito.

Questa canzone parlava di noi. Genitori, insegnanti, educatori. E ci buttava addosso con la durezza che merita quello che mai e poi mai avremmo voluto sentire.

A torto o a ragione, sta a noi giudicare.

Ho deciso allora di leggere e rileggere questo testo, lasciare che mi parlasse, che parlasse al mio essere genitore e alla mia professione. Non scriverò, questa volta, un commento. Provo a riportarne soltanto alcuni versi, quelli che sono stati per me più significativi e dolorosi, ma anche motivanti verso un impegno più forte a far bene quello che ogni giorno mi viene chiesto di fare.

Li lascio anche alla vostra riflessione. Può solo farci bene.

“Ho sedici anni
Ma è già da più di dieci
Che vivo in un carcere

Nessun reato commesso là
Fuori
Fui condannato ben prima di nascere
Costretto a rimanere seduto per ore
Immobile e muto per ore

Io, che ero argento vivo”

“Questa prigione corregge e
Prepara una vita
Che non esiste più
da
Almeno vent’anni”

“Però la sera mi rimandano a casa
Lo sai
Perché io possa ricongiungermi a tutti i miei cari
Come se casa non fosse una gabbia anche lei
E la famiglia non fossero i domiciliari”

“Avete preso un bambino che
Non stava mai fermo
L’avete messo da solo
Davanti a uno schermo

E adesso vi domandate se sia normale
Se il solo mondo che apprezzo
È un mondo
Virtuale”

“Nella tasca un apparecchio
Specchio di quest’inferno
Dove viaggio, dove vivo
, dove mangio
Con gli occhi”

Ti dico un trucco per
Comunicare
Trattare il mondo intero
Come un bambino distratto

Con un bambino distratto
Davvero
È normale
Che sia più facile spegnere
Che cercare un contatto

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